Questo articolo nasce con l’intento di fare un po’ di chiarezza nell’ambito dei sistemi di accumulo, ovviamente senza la pretesa di enunciare verità dogmatiche, ma condividendo quello che vivo quotidianamente come sales manager.

Di Michele Bassi

Da qualche anno ci sono domande che mi vengono poste quotidianamente da ogni potenziale cliente che incontro, così come da ogni persona che scopre il lavoro che faccio: «Questi accumulatori di energia funzionano davvero?»; «I sistemi di accumulo sono convenienti?»; «Quanto costano ‘ste batterie?».

A volte chi mi pone la domanda ha già la sua personale risposta: «L’impianto fotovoltaico senza accumulo non serve a nulla!»; «Se non metti l’accumulo non conviene, ma l’accumulo costa ancora troppo!»; «É troppo presto per l’accumulo…»

Affermazioni pronunciate come sentenze universali, che spesso non sono sostenute da argomentazioni e competenze, ma semplicemente processi mentali fatti di “copia-incolla” di opinioni lette su qualche forum trovato in rete.

2015: il boom dell’accumulo

Lavoro nel settore dal 2010 e, dopo l’età dell’oro dei Conti Energia (con addirittura momenti di “overbooking”!) e la successiva e fisiologica crisi nera del biennio 2013-2014, posso affermare che l’anno 2015 è stato un momento chiave della breve storia di questo settore economico!

Il giorno 20/11/2014 l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG oggi ARERA) ha pubblicato la Delibera 574, che sostanzialmente definisce e “liberalizza” l’installazione di sistemi di accumulo abbinati a impianti fotovoltaici connessi alla rete elettrica nazionale.

Il giorno 08/04/2015, a seguito della delibera 574, il GSE (Gesto dei Servizi Energetici) ha rilasciato le Regole Tecniche che definiscono nel dettaglio le tipologie e gli schemi d’installazione dei sistemi di accumulo per poter continuare a beneficiare delle formule di remunerazione dell’energia per gli impianti connessi alla rete (incentivi in Conto Energia ad esclusione del 1° conto e/o Scambio Sul Posto).

In buona sostanza, da Aprile 2015 è possibile installare sistemi di accumulo su impianti fotovoltaici connessi alla rete. È possibile, dunque, stoccare in una batteria la sovrapproduzione di energia elettrica prodotta nelle ore diurne con i pannelli (prodotta a proprie spese con il proprio impianto fotovoltaico) per poterla utilizzare di notte quando l’impianto si spegne, evitando di cederla “obbligatoriamente” alla rete.

Questa possibilità rappresenta il vero completamento della tecnologia fotovoltaica; l’avvento delle batterie al Litio unito al beneplacito della normativa hanno rappresentato l’inizio di una nuova era per l’intero settore!

E, infatti, la risposta del mercato è arrivata velocemente: si è passati da una situazione in cui occorreva inventarsi come attrarre pochi potenziali e dubbiosi clienti, ad una situazione in cui le mail di richiesta di contatto iniziavano ad arrivare spontaneamente, una lead generation che ha cominciato a crescere progressivamente e con più facilità.

Tutti quelli che avevano valutato il fotovoltaico, ma l’avevano ritenuto (a torto…) poco conveniente per la mancanza di consumo diurno riattivavano il loro interesse, così come tutti i possessori d’impianti fotovoltaici erano desiderosi di informarsi su questo notevole up grade (che beneficiava anche di Detrazione Fiscale).

Gli accumulatori diventano una possibile risposta alla chimera dell’indipendenza energetica: “non pago più la bolletta”, “la mia energia non la do a nessuno”.

Ciliegina sulla torta anche un Bando Regionale (in Lombardia) con sovvenzioni a fondo perduto nel maggio 2016. Meglio di così…

La chimera della “bolletta zero”

A questo punto, con la domanda che riprendeva e una situazione che tornava favorevole, per tutelare l’etica professionale e la reputazione di un intero settore, sarebbe bastato cogliere l’opportunità raccontando la verità, facendo cultura, illustrando le grandi prospettive legate alla mobilità elettrica. Molti operatori, invece, hanno cavalcato la situazione incamerando contratti sottoscritti frettolosamente a fronte di promesse irrealizzabili, promettendo “la bolletta zero”, alimentando i desideri di indipendenza totale e approfittando della poca competenza dei clienti. Perché si sa, l’opportunità molto spesso crea l’uomo “ladro”.

Questa poco lungimirante prassi commerciale porta i suoi strascichi ancora oggi a distanza di 4 anni: sarà sicuramente capitato anche a te infatti di ricevere una telefonata da un operatore/operatrice che ti promette di azzerare la bolletta grazie ad una batteria di accumulo, azzerare la bolletta grazie all’accumulo virtuale, oppure che vi propone un fantastico check-up gratuito dell’impianto fotovoltaico purché venga valutata l’installazione dell’accumulo. Alcuni clienti mi dicono che ricevono quotidianamente chiamate di questo genere da anni (!!) e dagli operatori più svariati (i quali oltretutto a volte si presentano come fantomatici “enti di controllo” degli impianti, piuttosto che come dipendenti di aziende di produzione di componenti assolutamente all’oscuro di tali attività).

Oltre a disprezzare certi escamotage fastidiosi, preferisco anche soprassedere sul come facciano questi signori a procurarsi tutti i dati sensibili (mail, telefono, indirizzo, ma anche potenza dell’impianto ecc.) dei possessori degli impianti fotovoltaici: prima o poi mi auguro che qualcuno scoperchi il vaso di Pandora.

Ecco, approfittando del tempo disponibile concesso dalla quarantena forzata, vorrei provare a fare un po’ di chiarezza, ovviamente senza la pretesa di enunciare verità dogmatiche, ma condividendo quello che vivo quotidianamente.

Cosa sono gli accumulatori e come sono fatti?

Provo a rispondere semplificando grossolanamente. I sistemi di accumulo sono grandi batterie che vengono fissate a parete (ingombro minimo 1,5 mq con peso dai 70 Kg in su) composte da una serie di numerosissime piccole batterie al litio che visivamente sono molto simili alle classiche pile stilo al piombo (quelle che utilizziamo nei giocattoli dei bambini, per intenderci). La particolarità di queste pile chiamate “celle” è quella di avere come elementi base gli Ioni di Litio (i principali tipi di chimica sono Litio-Ferro-Fosfato e Litio-Manganese-Cobalto) che consentono di immagazzinare molta energia elettrica in poco spazio con un peso contenuto, e soprattutto consentono di rilasciare questa energia con poche perdite (rispetto al piombo, per esempio) e senza dover “trattenere” molta energia per garantire il corretto funzionamento (bassissimo effetto memoria).

Ovviamente niente di tutto ciò è a vista, perché tutto è racchiuso in un case, una scocca, spesso anche molto ricercata a livello di design.

Questa lunga serie di celle viene gestita da un apparato tecnologico (Battery Management System) che è integrato al sistema e consente di regolarne la carica e la scarica, monitorando tutti i parametri necessari (Tensione, Corrente, Resistenza, Temperatura ecc.) e stabilendo le logiche di funzionamento.

Come funzionano i sistemi di accumulo abbinati al fotovoltaico?

I sistemi di accumulo funzionano “leggendo” due dati fondamentali: produzione istantanea di energia elettrica dell’impianto fotovoltaico e consumo istantaneo di energia elettrica dell’abitazione.

La logica è elementare: quando la produzione è superiore al consumo della casa, la batteria carica; quanto il consumo è superiore alla produzione del fotovoltaico, la batteria scarica. Nel momento in cui la batteria è completamente carica e persiste una produzione fotovoltaica superiore al fabbisogno dell’abitazione, il sistema si auto-esclude (bypass) e l’energia in eccesso torna ad essere immessa in rete, così come, quando la batteria è completamente scarica e l’abitazione richiede energia, il sistema si auto-esclude e l’abitazione torna a prelevare energia dalla rete.

In caso di picchi straordinari è anche possibile che le 3 fonti di energia (fotovoltaico, batteria e rete) si miscelino contemporaneamente per coprire la richiesta; la logica primaria è sempre data all’auto-consumo (da fotovoltaico o da batteria) con lo scopo di coprire la richiesta istantanea di energia elettrica dell’abitazione.

Tutto è automatizzato e gestito istante per istante dal sistema. Il possessore dell’impianto non deve fare nulla: i sistemi di accumulo sono dotati di software avanzati che sulla base dei due dati fondamentali (produzione e consumo) gestiscono i flussi energetici all’interno dell’abitazione.

Quali sono i benefici?

Evidentemente, ho la possibilità di sfruttare a pieno l’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico, immagazzinando i picchi di produzione delle ore centrali delle giornate di bel tempo per poter utilizzare questa energia quando il sole tramonta e l’impianto fotovoltaico smette di funzionare. In questo modo, è possibile aumentare l’auto-consumo e questa ottimizzazione ha anche un risvolto economico: un kWh di energia fotovoltaica immesso in rete viene valorizzato mediamente 0,10-0,11 €, mentre un kWh di energia fotovoltaica auto-consumato consente di risparmiare mediamente 0,20-0,22 € di mancato prelievo (costo medio dell’energia elettrica al netto dei costi fissi), e dunque l’accumulatore mi consente di risparmiare 0,10-0,11 € per ogni kWh accumulato (in realtà un pochino meno considerando le perdite di sistema).

In sostanza l’energia accumulata “vale” quasi il doppio dell’energia ceduta in rete (Scambio Sul Posto).

Conviene sempre installare un sistema di accumulo e in quanto tempo si ripaga l’investimento?

Ecco, queste sono le due domande topiche, sostanzialmente le domande da cui siamo partiti…. E come sempre accade nelle domande difficili, la risposta è: “DIPENDE!”

Non voglio sottrarmi furbescamente, soprattutto per il fatto che mi hai seguito fino a qui, ma le variabili in gioco sono diverse:

 

  • PRODUZIONE SOLARE

Il 60-70% della produzione di energia di un impianto fotovoltaico è concentrata nel periodo aprile-settembre (6 mesi di maggior irraggiamento), in questo periodo dell’anno un sistema di accumulo correttamente dimensionato può essere caricato spesso e può consentire di trascorrere anche diversi giorni (in funzione delle condizioni meteo) senza acquistare nemmeno un kWh dalla rete elettrica. Dunque, è possibile abbattere di molto i consumi estivi. In inverno, al contrario, ho molto meno sole, e se ho una casa molto elettrificata (riscaldamento elettrico, induzione ecc.) avrò anche consumi molto più elevati; dunque in questa stagione il contributo della batteria c’è, ma è molto più limitato.

 

  • PROFILO DI CONSUMO

Ci sono abitazioni che di notte consumano pochissimo per via delle abitudini dei proprietari, e il caso tipico è quello di chi vive molto la casa (pensionati, lavoratori notturni, liberi professionisti ecc.). Tutti gli elettrodomestici possono funzionare di giorno, alla sera resta poco: frigorifero, televisione, 4 luci al led…
In questo caso, il sistema di accumulo rischierebbe di generare un beneficio economico troppo contenuto per giustificarne l’investimento. Altra casistica è quella delle abitazioni che hanno grandi consumi estivi: grande piscina, impianti d’irrigazione importanti, area condizionata sempre accesa, taglia erba elettrico, auto elettrica spesso in carica. In questo caso il fotovoltaico è “vitale” ma c’è il rischio di auto-consumare già molto e montare un sistema di accumulo senza un potenziamento dell’impianto fotovoltaico significherebbe ottimizzare molto poco. Le due situazioni descritte sono solo due esempi di una casistica che è articolata e quasi infinita.

 

  • PROFILO FISCALE

Senza un “contributo alla tecnologia”, che può essere rappresentato dal beneficio fiscale (detrazione del 50% dell’investimento sull’IRPEF in 10 anni) o da contributi a fondo perduto (bandi regionali), in tutta onestà, con i costi attuali, l’investimento difficilmente si giustifica da un punto di vista strettamente economico. Occorre quindi valutare la situazione specifica anche in questo ambito: può essere che non vi sia più capienza IRPEF perché si stanno già detraendo altre spese. È un aspetto che non deve essere assolutamente sottovalutato.

 

  • EVOLUZIONE DEI CONSUMI

I sistemi di accumulo di qualità beneficiano di una garanzia di 10 anni sui difetti e sulla capacità residua, dunque, se si vuole valutare l’investimento occorre sforzarsi di ragionare su un lasso temporale di questo genere e cercare di mettere insieme le idee per delineare un possibile sviluppo elettrico della propria abitazione. Oggi il consumo è “X kWh/anno”, ma se mia moglie è attratta dal piano a induzione, se so che la prossima auto la vorrò almeno ibrida ricaricabile, se ho un fotovoltaico recente che ho già previsto in quest’ottica ecc. ecc., allora il sistema di accumulo ha senso in un’ottica temporale di medio periodo.

Dunque, la risposta alle domande sulla convenienza può essere data solo a valle di aver considerato, sviscerato e incrociato tutte le variabili descritte, ovviamente calate nella specifica situazione di ciascuno; non esiste una risposta universalmente valida!

È importante a chi ti affidi

Se decidi di valutare l’installazione di un sistema di accumulo (su un impianto fotovoltaico esistente, ma anche su una nuova installazione da zero), per evitare di buttare via dei soldi devi rivolgervi ad un professionista serio e preparato, che possa fare tutte le valutazioni del caso. Puoi valutarne la professionalità verificando se vengono effettuate tutte queste operazioni:

  1. Rilevamento sul contatore di Scambio dei dati di immissione in rete e prelievo dalla rete per capire quant’è l’energia “stoccabile” (su base annua) e qual è il reale fabbisogno dell’abitazione nello stato attuale;
  2. Richiesta di almeno un paio di bollette per analizzare il profilo di consumo (valutazione dei consumi nelle diverse fasce orarie, valutazione dei consumi estivi e invernali, valutazione dei picchi);
  3. Spiegazione chiara e comprensibile di tutte le tipologie di agevolazioni/contributi in essere, dando indicazioni sui requisiti e le modalità per poterne beneficiare;
  4. Richiesta di valutazione delle possibili evoluzione “elettriche” dell’abitazione e/o dei consumi;
  5. Sopralluogo per valutare la collocazione adatta, verificare dove correre con i cavi di collegamento e come portare la linea internet al sistema (obbligatoria per beneficiare della garanzia e per garantire la sicurezza del sistema).

Valutando con cura questi parametri, direi che i sistemi di accumulo possono dare una grande convenienza (abbiamo clienti che hanno raggiunto l’80% di indipendenza).

Le leggende metropolitane sui sistemi di accumulo

In ultimo vorrei smentire alcuni falsi miti di cui sento spesso parlare, teorie del tutto infondate. Vediamole insieme:

 

  • “Le batterie di accumulo sono pericolose”. Sicuramente in una grande batteria c’è una elevata concentrazione di energia che di base può rappresentare una certa pericolosità. Credo di poter dire (dopo aver seguito centinaia di installazioni) che non sono molto più pericolose di una normale caldaia, nella quale sono a contatto GAS e FUOCO costantemente. Per minimizzare i rischi occorre utilizzare il medesimo buon senso che si utilizza nell’installazione di una caldaia: avete mai visto una caldaia in camera da letto? O in un sotto-tetto angusto dove si raggiungono temperature di 45°C? Allo stesso modo, la batteria di accumulo non dovrebbe essere montata né in salotto, né in camera da letto, né in luoghi troppo caldi, né a contatto con la caldaia….

 

  • “l’80% della bolletta non è risparmiabile”: spesso sento dire che il fotovoltaico e le batterie possono incidere solo su una piccola porzione della bolletta. È FALSO! La Bolletta è composta da un effettivo costo della “materia energia” (QUOTA ENERGIA) che rappresenta circa il 20% del costo complessivo, il resto è dato da quelli che io chiamo “Costi Fuffa” (Oneri di sistema, Trasporto, Dispacciamento, accise ecc.) e dai costi fissi (QUOTA POTENZA e QUOTA FISSA ENERGIA). I “Costi Fuffa” sono COMUNQUE LEGATI AI kWh PRELEVATI, dunque se io andrò a prelevare meno kWh dalla rete abbasserò anch’essi. Ciò che rimane sempre e comunque sono i costi FISSI dipendenti dalla potenza del Contatore (circa 1,8 €/mese per kW di potenza impegnata) e i costi fissi di distribuzione (fra i 3 e i 5 €/mese). Se è presente una tariffazione dettagliata (nelle vecchie bollette c’era) è possibile verificare i costi variabili perché espressi in “€/kWh” e i costi Fissi espressi invece in “€/mese”. I costi fissi di un’utenza privata 6 kW sono di circa 30 € a bolletta… non di più. A questo link c’è una spiegazione chiara.

 

  • “raggiungo l’indipendenza dalla rete elettrica nazionale”: dato quanto appena spiegato sopra, è evidente che sia molto improbabile annullare completamente i costi di energia elettrica (i fissi bisogna pagarli proprio per il fatto di avere un contatore); oltre a questo, durante la stagione invernale, quando il sole è molto limitato e molto raro, difficilmente la batteria potrà essere caricata regolarmente e, dunque, è impossibile in questo periodo (novembre-gennaio) coprire la discontinuità di presenza di irraggiamento.

 

Contattaci subito per maggiori informazioni e per conoscere tutte le possibilità in ambito fotovoltaico e sistemi di accumulo.

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2 commenti

  • Ok, parlo per esperienza anche se limitata ad un’anno.
    Bodio v1 era una vecchia villa (classe energetica g) con gas ed elettricità.
    A pari condizioni d’uso costava un totale di 4000€/anno di energia.
    Trasformata in Bodio v2 (classe energetica A4) e tolto gas le 6 bollette enel che coprono un’anno ammontavano a 450€.
    Ovviamente concentrate su novembre>gennaio.
    Da marzo siamo “positivi”.
    Due piccole osservazioni:
    -i KWp che vi installano non li vedrete mai. Io con un impiantino da 6KWp messo in opera da Elmec non ho mai visto più di 4KW di potenza arrivare dai pannelli.
    -L’accumulo (Zhero al sale nel mio caso, odio il litio!) sempre fornito da Elmec ha si una capacità nominale di 10KWh ma 2 dei quali servono per tenere in temperatura la “batteria” e al sistema di stare in vita. Perció di notte o anche nelle giornate poco soleggiate avete solo l’80% del “promesso”.
    Poi domandone: Ëssere indipendenti come consumo?
    Bassi lo sa e io dico solo: H.

  • Caro Paolo,
    ti ringrazio per i tuoi commenti sempre puntuali alle nostre pubblicazioni !
    Per quanto riguarda la potenza di “Picco” (ovvero nominale) dell’impianto, come ho cercato più volte di spiegarti, è il valore di potenza definito per normativa in condizioni “standard”.
    I moduli fotovoltaici a fine linea produttiva vengono testati in condizioni STC (Standard Test Condition) definite dalle norme IEC che prevedono orientamento perfettamente SUD 0°, inclinazione 25°, irraggiamento 1.000 watt/Mq, T° esterna 25° C ecc. ecc. In quelle condizioni il modulo eroga il massimo della sua potenza di “targa”, è chiaro che in condizioni di reale funzionamento tale valore difficilmente può essere raggiunto e tutti i valori “atmosferici” sono condizionanti (irraggiamento T° ma anche pressione e umidità). Nel tuo caso specifico (potenza nominale 5,2 kWp… NON 6 kWp) inoltre, come sai ci sono anche impatti di ombre che influisicono un modo ulteriormente limitante.
    Per quanto riguarda la capacità di accumulo tutti i produttori danno la capacità nominale e la % DoD (profondità di scarica) che indica la % della capacità nominale effettivamente utilizzabile per evitare di danneggiare il sistema. Nel caso del tuo sistema “ZHERO” che può funzionare anche in Off Grid, il DoD impostato sulla macchina è 80% per avere maggiore autonomia in caso di “problemi” sulla rete elettrica nazionale, che, nella tua zona, purtroppo sono abbastanza frequenti…
    Per quanto riguarda l’idrogeno appena avrò un prodotto “sicuro” da proporre sei il primo della lista !!!!
    Grazie ancora per la tua simpatica e critica onestà !