Sono molte le domande che ci vengono rivolte riguardo lo scambio sul posto. Conviene? Quali sono le possibili alternative? Vediamolo insieme e facciamo chiarezza sul tema.

Da circa nove anni, si sente parlare di scambio sul posto come un vantaggio di cui possono usufruire i proprietari di un impianto fotovoltaico. Per prima cosa è importante chiarire che non si tratta di un incentivo legato all’utilizzo di fonti rinnovabili, ma bensì di una vera e propria convenzione stipulata con il GSE, il Gestore dei Servizi Energetici, che permette di valorizzare e ottimizzare l’energia prodotta in eccesso dall’impianto e immessa nella rete.

Di fatto, lo scambio sul posto, consiste in una remunerazione legata alla produzione del surplus di energia non consumato.

Il GSE lo definisce come “una particolare forma di autoconsumo in sito che consente di compensare l’energia elettrica prodotta e immessa in rete in un certo momento con quella prelevata e consumata in un momento differente da quello in cui avviene la produzione”.

La domanda che molti si pongono è se questo contributo sia effettivamente conveniente.

A questo proposito va detto che allo scambio sul posto possono accedere solo impianti fotovoltaici fino a 200kWp. Inoltre, a partire dal 2017, nel caso di installazione di un sistema a pannelli solari domestico, è imposta la scelta tra regime di scambio sul posto o quello di autoconsumo. Nel secondo caso, l’energia prodotta e non immediatamente consumata, viene comunque ceduta in rete e quindi “persa”. Si tratta a tutti gli effetti di un “regalo” dato che l’energia prodotta a spese proprie, viene offerta senza alcuna contropartita economica o di compensazione.

Il meccanismo di cessione dell’energia in eccesso all’interno della rete è obbligatorio per tutti i sistemi di produzione elettrica da pannelli fotovoltaici montati su un’abitazione connessa alla rete elettrica nazionale che, per questa ragione, adottano contatori bidirezionali. Da considerare inoltre che l’energia eccedente viene il più delle volte determinata proprio dal fatto che si tratta di produzione non costante e quindi maggiore nel corso delle ore e dei mesi a elevato irraggiamento. La scelta di aderire alla convenzione quindi, risulta un modo per ottimizzare e valorizzare la produzione in eccesso.

L’utente preleva la corrente dalla rete quando l’impianto non ne produce a sufficienza e la “vende” cedendola se prodotta in abbondanza.

Attraverso la stipula della convenzione di scambio sul posto, l’energia prodotta e non utilizzata immediatamente, non viene quindi “persa” ma diviene, di fatto, un valore economico che andrà a compensare parte dei costi della bolletta elettrica con un rapporto che è circa la metà di quello medio di acquisto dalla rete.

Il calcolo di contabilizzazione dell’energia prodotta e prelevata segue due percorsi differenti. La lettura in prelievo viene mandata al venditore di energia, che attraverso la bolletta, emette la sua fattura. La lettura dell’energia in immissione, invece, viene gestita dal GSE, che due o tre volte durante il corso dell’anno, effettua un bonifico direttamente sul conto corrente del proprietario dell’impianto fotovoltaico.

Va inoltre ricordato che, in caso di eccedenze, cioè nel caso in cui nell’arco dell’anno l’energia immessa sia superiore a quella prelevata, l’utente può decidere se ricevere dal GSE il saldo della corrente prodotta in eccesso, seppur con una valorizzazione minore rispetto al contributo di Scambio Sul Posto (cioè al contributo sull’energia effettivamente scambiata), oppure ottenere compensazione di questo valore con quello della bolletta della luce, maturando eventualmente, un credito per l’anno successivo­.

Un aspetto che fa da deterrente alla scelta di aderire alla convenzione è rappresentato dalle pratiche che l’utente deve effettuare per la sua attivazione. La cosa migliore da fare per agevolare queste procedure senza cadere in errori legati alla burocrazia è affidarsi ad aziende esperte, come Elmec Solar, che occupandosi di tutto l’iter, garantisce ai suoi clienti un servizio completo, dalla compilazione alla gestione di tutte le pratiche per lo scambio sul posto.

Come detto in precedenza, nel caso non si optasse per la stipula della convenzione, l’energia prodotta in eccesso andrebbe “persa”. Una ragione in più per considerare quella delle batterie di accumulo una scelta consapevole di buona gestione e ottimizzazione della produzione e dell’utilizzo di energia. Grazie a questi sistemi, la corrente accumulata può essere utilizzata, quando necessario, nell’arco della giornata, come ad esempio durante le ore notturne, permettendo un minor approvvigionamento di corrente dalla rete e una riduzione dell’energia ceduta. Questo porta di conseguenza ad un risparmio e un utilizzo ottimale dell’impianto, permettendo all’utente di mantenere le proprie abitudini di consumo indipendentemente dalle condizioni di irraggiamento.

In conclusione, è bene essere consapevoli del fatto che, ogni proprietario di un impianto fotovoltaico, è soggetto alle cessione di energia in eccesso alla rete, con o senza convenzione dello scambio sul posto ma che, grazie all’utilizzo di un sistema di accumulo, è possibile avvicinarsi all’indipendenza energetica, raggiungendo livelli elevati di autoconsumo e di risparmio.

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4 commenti

  • Molto interessante, anche se lo scambio automatico cosí come ho capito dovrebbe essere di default.

    • Buongiorno Paolo. Esatto, lo scambio avviene i maniera automatica. Quello che resta a discrezione dell’utente è l’attivazione della convenzione con il GSE, ovvero il rimborso monetario per l’energia immessa in rete. A presto.

  • Classico caso di ‘estorsione legalizzata’ … Naturalmente la scusa ufficiale del GSE immagino sara’ ‘Non si puo’ fare altrimenti perche’ si creerebbero degli scompensi in rete ‘

    • Normativamente parlando non si può evitare, vista la presenza di un contatore bidirezionale. Ribadiamo comunque la possibilità di avvicinarsi all’indipendenza elettrica installando un sistema di accumulo, completamento naturale della tecnologia fotovoltaica.